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    “Ricomporre amorevoli scheletri” di Giovanna Rivero

    29 Aprile 2026 / No Comments

    VI PIACERÀ SE Cercate qualcosa di forte, che vi scuota. La scrittura di Giovanna Rivero mette a nudo con ferocia gli stati animo dei suoi personaggi, figure inquiete sulla soglia tra l’ignoto e l’inizio del cambiamento. Esplora generi diversi, dal…

    By Rocío

claveldelaire_it

Dai un'occhiata al mio Instagram...

🇧🇴 Di Bolivia si parla pochissimo, e di letteratur 🇧🇴 Di Bolivia si parla pochissimo, e di letteratura boliviana ancora meno. Da quasi due anni sul blog (link in bio 👆) mi sono ripromessa di recensire libri provenienti da paesi che entrano poco nei circoli culturali mainstream ma che, se sappiamo ascoltare e approfondire, hanno tanto da offrirci.

Giovanna Rivero è nata a Montero, piccolo paese nella regione rurale di Santa Cruz, in Bolivia, nel 1972. Ha partecipato al prestigioso Iowa International Writing Program e nel 2011, durante la fiera del libro di Guadalajara, è stata inserita nell’elenco dei “25 segreti meglio custoditi della letteratura latinoamericana”.

La sua produzione è stata collocata nel filone del nuovo gotico latino-americano, insieme a nomi come Mariana Enriquez, Mónica Ojeda e Samanta Schweblin, ma a lei non piace molto essere incasellata. Nonostante sia felice del fatto che le scrittrici finalmente stanno ricevendo il riconoscimento che meritano, afferma:

“Vengo sempre interrogata sul gotico andino e sempre rispondo dicendo che è fantastico che ci chiediamo cosa sia il gotico. Che non sia un concetto vuoto, che non commettiamo di nuovo l'ingiustizia di mettere dieci autrici nello stesso calderone, per risparmiarci il lavoro di comprendere la singolarità di ciascuna di loro, i loro interessi particolari, i loro mondi specifici. Con gli uomini non succede. Vengono studiati come esemplari unici. Quindi non dobbiamo acconsentire né accettare che siamo tutte gotiche e che ci studino come se fossimo animali”.

Nella sua raccolta di racconti "Ricomporre amorevoli scheletri", pubblicata da @granvia_edizioni con la cura editoriale del traduttore Matteo Lefèvre, le ambientazioni distopiche, gotiche o storiche sono soltanto una cornice, un pretesto per spingere i personaggi in situazioni limite, collocandoli in quell’ultimo minuto prima che tutto sfugga di mano e precipiti per sempre.
Una scrittura feroce e affascinante, impossibile posare il libro.
Trovate tutto sul blog (link in bio 👆)! 🇧🇴❤️
“Allora gli dissi quello che aveva continuato a gi “Allora gli dissi quello che aveva continuato a girarmi per la testa. Belano, gli dissi, il nocciolo della questione è sapere se il male (o il delitto o il crimine o come vuole chiamarlo) è casuale o causale. Se è causale possiamo lottare contro di lui, è difficile da sconfiggere ma c'è una possibilità, più o meno come fra due pugili dello stesso peso. Se è casuale, al contrario, siamo fregati. Che Dio, se esiste, abbia pietà di noi. È a questo che si riduce tutto”. 
Roberto Bolaño, "I detective selvaggi", traduzione di @ilidecarmignani, @adelphiedizioni. 

Buon compleanno, querido Roberto, ovunque tu sia. Chissà cosa penseresti del nostro mondo di oggi. Probabilmente diresti che è una "tormenta de mierda".
Stasera alle 21 sono ospite di @paolazoppi nel suo Stasera alle 21 sono ospite di @paolazoppi nel suo profilo Instagram insieme ad @alicerifelli di @edicola_ed
Scaldiamo i motori in vista del Salone e parliamo di due libri molto belli: "Storia della mia lingua" di Claudia Aplabaza (che mi era piaciuto molto e di cui vi avevo parlato qualche numero fa della newsletter Sudestada, link in bio 👆) pubblicato da  Edicola, e io in particolare vi racconterò "Geografia della lingua" di Andrea Jeftanovic, edito da @granvia_edizioni.
Andiamo in Cile quindi, con due scrittrici da approfondire e a cui appassionarsi! 🇨🇱

Vi aspettiamo! ❤️
Di Sara Gallardo vi avevo parlato qualche mese fa Di Sara Gallardo vi avevo parlato qualche mese fa nella puntata del podcast "Fuori dal gioco" (link in bio 👆). Per me, le donne come lei, anticonformiste e pioniere del linguaggio e di un nuovo modo di intendere la letteratura, hanno un fascino irresistibile.

Questo è l'ultimo romanzo che Sara scrisse nel 1979, dopo tanti anni in cui aveva smesso di scrivere. Dopo la morte del marito, il poeta Héctor Murena, diceva che "El duende" della scrittura l'aveva abbandonata.
E meno male! Perché "La rosa nel vento" sembra scritto invece in un momento davvero ispirato.

In quest'opera ibrida, selvaggiamente moderna, Sara Gallardo ci porta in una Patagonia mitica, ventosa e arida. Il romanzo si compone di vari capitoli che sono come racconti attraversati dal punto di vista di ognuno dei protagonisti. Ognuno ha la propria prosa, ricrea il proprio ambiente e tono, ma tutti loro hanno qualcosa di bestiale e disperato nella ricerca del proprio cammino.

Alla fine, “la verità sta nei ricordi interstiziali” e il nostro destino è volare via come i petali di una rosa nel vento, ma ciò che conta – sembra dirci Sara Gallardo – è farlo con la libertà con cui si muovono i suoi personaggi e con cui anche lei scrive questo romanzo, fatto di una prosa originale e priva di qualsiasi linearità e cronologia.

È diverso da "Gennaio", diverso da "I levrieri, I levrieri", perché Sara Gallardo sapeva reinventarsi sempre ed è impossibile da incasellare.

"La rosa nel vento" esce oggi per @granvia_edizioni con la traduzione di @_sara_papini_.

È sempre una gioia quando una scrittrice dimenticata lo è un po' di meno ❤️
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