Ritratto di Marvel Moreno
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“In dicembre tornavano le brezze” di Marvel Moreno

19 min di lettura

Marvel Moreno è stata per me una folgorazione. Puoi essere nata donna ed essere più o meno consapevole di chi sei, ma quando t’imbatti nelle sue pagine sei come risucchiata in una sorta di rito di iniziazione.

Ti sembra di perderti nelle sue frasi labirintiche, ma lei è lì con te; vi addentrate insieme negli abissi degli altri. Lei il suo abisso lo conosce bene, lo ha dissezionato per anni. Tu sei costretta ad affacciarti al tuo anche se non vuoi. Perché ci vuole coraggio per fare ciò che fa Marvel: mettere a nudo l’anima marcia della società, gironzolare disarmata tra i ricordi, affondare le mani nelle spine che circondano certi argomenti tabù.

Quando Marvel era molto giovane, una vecchia indovina piena di gatti che viveva a Siape – un quartiere di Barranquilla – le aveva predetto che avrebbe abbandonato Barranquilla per sempre e avrebbe attraversato l’oceano per conoscere la povertà e la malattia in una città molto strana e molto grande.

La predizione si avverò. Marvel, nata in una famiglia agiata della borghesia colombiana, avrebbe conosciuto la povertà a Parigi. Era quella la città molto strana e molto grande, in cui il freddo la colpiva “come una coltellata all’uscita della metro”. La malattia invece fu il lupus, che si mangiava i suoi giorni e le sue energie, trasformando la scrittura in una corsa contro il tempo.

Ciò che la vecchia indovina non aveva predetto, però, è che Marvel Moreno sarebbe diventata la scrittrice colombiana più rilevante del XX secolo, tanto importante quanto Gabriel García Márquez, a detta di molti critici.

Se non avete mai sentito parlare di lei, non c’è purtroppo da sorprendersi. Il pubblico colombiano ha conosciuto la sua opera solo vent’anni dopo la sua morte, e qui in Europa è stata per lo più dimenticata. I motivi sono i soliti. Jacques Gilard e Fabio Rodríguez Amaya – curatori dell’opera di Marvel – nell’ambito di un Colloquio internazionale tenutosi a Toulouse nel 1997 in ricordo della scrittrice, dissero:

Sconosciuta al grande pubblico, ignorata dai mezzi di comunicazione, travisata dagli editori, censurata dalla cultura ufficiale e di regime, oggetto di snobismo arrogante da parte dei suoi stessi compatrioti famosi, osteggiata dalla sua stessa famiglia, isolata dalla malattia, assediata dalla povertà; con tutti questi ostacoli, che non erano di certo pochi, stupisce che in vita sia riuscita a pubblicare tre opere.

Marvel Moreno purtroppo non è l’eccezione, ma la regola della letteratura scritta da donne. Ci sono tante scrittrici di altissimo livello che sono state volutamente dimenticate o censurate nella storia. Per questo, di tutti gli articoli che ho scritto finora, questo è quello a cui tengo di più. Marvel Moreno ha fatto delle sue opere strumenti di lotta, rivendicando l’emancipazione delle donne, la ricerca del piacere femminile e di un’identità che non sia soggetta ai precetti cattolici e patriarcali.

Mostra a tutte noi come non essere tante Penelope, inermi davanti alle tele inconcluse delle nostre vite.

VI PIACERÀ SE

Amate Virginia Woolf e Anaïs Nin, i periodi sinuosi ed eleganti e l’introspezione psicologica. Se vi piacciono i romanzi di denuncia, in cui le protagoniste sono schiacciate sia dal sole asfissiante dei Caraibi che dal peso della doppia morale cattolica e patriarcale. Vivono in habitat tropicali e meravigliosi fatti di spiagge, Country club esclusivi, case lussuose e haciendas, come se abbellire il carcere potesse rendere meno crudele la loro mancanza di libertà.

Queste premesse potrebbero sembrare respingenti per un pubblico di lettori maschile, ma non è affatto così. Marvel mostra infatti attraverso i suoi personaggi quanti danni faccia il patriarcato anche agli uomini, allontanandoli dall’espressione di sé stessi e dal vivere un rapporto sereno e sano con le proprie madri, sorelle, mogli e compagne.

L’EDITORE

La casa editrice Caltelvecchi è stata fondata nel 1993 da Alberto Castelvecchi per dare voce alle nuove tendenze letterarie giovanili nate da internet ed è specializzata in fenomeni emergenti e nuove tecnologie. Nel 1995 ha lanciato due scrittori esordienti che facevano parte del movimento dei “cannibali”, Aldo Nove con Woobinda e Isabella Santacroce con Fluo. Anche Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega nel 2021, ha esordito con Castelvecchi. Oggi la casa editrice pubblica circa settanta titoli l’anno tra narrativa contemporanea, saggistica e classici del Novecento.

IL TRISTE DESTINO EDITORIALE DI MARVEL MORENO

Marvel Luz Moreno Abello nacque a Barranquilla, nel lussuoso quartiere de El Prado, il 23 settembre 1939 in una famiglia borghese e benestante. Sua madre, che esercitò sempre un controllo ferreo su di lei1, premeva affinché Marvel si adeguasse ai codici tradizionali, mentre il padre – avvocato di successo e attivista – la iniziò alla musica e alla lettura dei classici, e la nonna materna le trasmise la necessità di conquistare la sua indipendenza personale per sopravvivere in una società profondamente maschilista.

Regina del carnevale di Barranquilla, 1959.

Venne espulsa dalla prestigiosa scuola cattolica che frequentava per avere difeso la teoria evoluzionistica di Darwin e continuò la sua educazione nelle scuole pubbliche e poi nella facoltà di economia dell’Universidad del Atlántico, dove fu la prima donna a iscriversi. Per la gioia di sua madre, a 20 anni fu eletta regina del Carnevale di Barranquilla, la festa folcloristica più importante della Colombia. Ma a lei questo non interessava. Lei voleva solo scrivere.

La sua formazione letteraria fu da autodidatta, e alla fine dell’adolescenza aveva già letto tutti i classici, in particolare William Faulkner, Virginia Woolf, James Joyce e Carson McCullers. Tuttavia, la società colombiana razzista, classista e frustrata, e in particolare quella borghesia oziosa che riduceva tutto all’essere membro o no del Country club, l’asfissiavano.

Nel 1969, quindi, decise di lasciare Barranquilla per sempre e si trasferì a Parigi, abbandonando la comoda situazione economica per inseguire la sua disperata vocazione letteraria. Nel frattempo, nel 1962 aveva sposato Plinio Apuleyo Mendoza, che faceva parte del Gruppo di Barranquilla – un gruppo di intellettuali che si riuniva nel bar La Cueva tra i primi anni ’40 e la fine degli anni ’50 e di cui facevano parte Gabriel García Márquez, Álvaro Cepeda Samudio e il pittore Alejandro Obregón. Mendoza era esattamente il tipo di marito che la madre di Marvel detestava: ateo, comunista, squattrinato e giornalista. Ebbe con lui due figlie, Carla e Camila.

Marvel e la figlia Carla. Foto appartenente all’archivio privato della famiglia Mendoza Moreno.

A Parigi lottò per anni per ottenere la sua indipendenza economica dopo il divorzio dal marito e il riconoscimento come scrittrice. Nel 1980 pubblicò la raccolta di racconti Qualcosa di brutto nella vita di una signora per bene e nel 1987, dopo sette anni di lavoro, il suo primo romanzo, In dicembre tornavano le brezze, un romanzo erudito senza essere pedante, e socialmente impegnato senza essere un manifesto. Il suo è un realismo ossessionato dalle ingiustizie sociali, una denuncia della società colombiana imbevuta di ipocrisia, repressione sessuale e violenza contro le donne.

La sua Barranquilla, infatti, non è né pittoresca né esotica come vorrebbe il realismo magico, ma asfissiante e repressiva. Un’altra costante della sua opera purtroppo è stata la censura: già nella prima raccolta di racconti l’editore Pluma ne aveva scartato uno, Autocrítica, perché non gradiva il modo in cui Marvel criticava appunto la Rivoluzione cubana.

In dicembre tornavano le brezze fu pubblicato da Plaza & Janés nel 1987, ma anche stavolta non senza incidenti: due anni prima il romanzo era stato scelto dalla giuria come vincitore del Premio Internazionale organizzato dalla stessa casa editrice, ma all’ultimo momento il verdetto era cambiato. Pare che il direttore editoriale avesse fatto irruzione durante la riunione urlando: “Un altro latinoamericano? Assolutamente no!” e il premio fu assegnato alla fine a uno scrittore spagnolo. In Italia l’accoglienza fu per fortuna migliore, tanto che vinse nel 1989 il premio Grinzane-Cavour.

Ma il dramma editoriale peggiore si consumò alla morte di Marvel, avvenuta nel 1995 a causa di un enfisema polmonare provocato dal lupus. È da questo momento che la sua volontà non fu più rispettata.

LA RIVOLTA DI BARRANQUILLA

Prima della sua morte prematura a 56 anni, Marvel Moreno stava lavorando a un manoscritto, El tiempo de las amazonas. Per la legge francese, i diritti andarono prima al secondo marito, Jacques Fourrier, e poi alle due figlie che Marvel aveva avuto con Plinio Apuleyo Mendoza. Ma, nonostante la scrittrice avesse richiesto che l’opera fosse pubblicata, per ventiquattro anni ciò non avvenne. Fabio Rodríguez Amaya e Jacques Gilard, amici e collaboratori di Marvel, accusarono Mendoza di ostacolare deliberatamente l’eredità letteraria di Marvel, facendo pressioni sulle figlie perché il romanzo non venisse pubblicato, con la scusa che la qualità letteraria non fosse all’altezza delle opere precedenti.

El tiempo de las amazonas, però, è un racconto molto autobiografico dei primi anni di Marvel a Parigi e uno dei personaggi, un certo Luis, sembra essere un’allusione al suo ex marito: un uomo che si dice di sinistra e predica l’uguaglianza sociale, ma col tempo rivela la sua essenza meschina e tirannica…

Nell’intimità, Luis si comportava come un pirata, non violento, neppure lascivo, semplicemente impegnato nell’ottenere il suo appagamento il prima possibile, senza considerare i deboli messaggi che lei gli lanciava e che un giorno, stanca, sconfitta, smise di inviargli. Allora ripiegò su sé stessa, e la sessualità diventò un’ossessione2.

Mendoza si sarebbe probabilmente riconosciuto nel personaggio di Luis, e per non rovinare la sua reputazione avrebbe impedito la pubblicazione del romanzo fino al 2020. Per molto tempo, gli accademici – unici estimatori rimasti dell’opera di Marvel Moreno – si chiesero il perché della sua emarginazione. Oggi invece, dovrebbero studiare il fenomeno venuto “dal basso” che ha fatto sì che El tiempo de las amazonas fosse finalmente pubblicato.

Tutto si svolse nel settembre 2018, durante una conversazione su Marvel Moreno nell’ambito della Feria del libro de Barranquilla. Plinio Apuleyo Mendoza era stato invitato per parlare dell’eredità letteraria di Marvel, ma ben presto tra lui e l’intervistatore Mauricio Vargas s’instaurò la classica chiacchierata maschile sulla bellezza fisica di Marvel e aneddoti sul loro matrimonio e su come Mendoza l’avesse conquistata. In nessun momento parlarono della qualità letteraria della sua opera.

A sinistra, Mauricio Vargas, a destra Plinio Apuleyo Mendoza.

Fu proprio allora che nella sala entrò un gruppo di donne, tutte con una maglietta bianca che riportava la scritta “È il tempo delle amazzoni”. L’idea era riprendere il titolo del romanzo per parlare dell’invisibilità delle donne in letteratura, e rivendicare il diritto di raccontare la propria storia con la propria voce.

Fu inizialmente un’interruzione silenziosa per protestare contro la scelta di quei due individui come esperti dell’opera di Marvel Moreno, ma il collettivo di donne andò oltre: avevano stampato dei volantini che riportavano la prima pagina del romanzo ancora inedito e li distribuirono tra il pubblico. I presenti appoggiarono la loro iniziativa, aiutandole a distribuirli.

Le donne indossavano magliette con la scritta “ES el tiempo de las amazonas”

Ma il momento cruciale fu quando Daniela Pabón, filosofa e professoressa dell’Università del Norte, ruppe il silenzio con questa domanda:

Qual è il valore dell’opera letteraria di Marvel Moreno se stiamo parlando di come Plinio se l’è rimorchiata quando era un ragazzetto3?

L’imbarazzo e il silenzio dei due uomini è stato il punto di partenza del lavoro di queste donne. Il video diventò virale sui social e Mendoza dovette accettare la pubblicazione di El tiempo de las amazonas che, ovviamente, aveva lo stesso valore letterario delle opere precedenti di Marvel Moreno.

LA TRAMA E I TEMI

Ho fatto una lunga digressione prima di parlarvi nello specifico di In dicembre tornavano le brezze – spero mi scuserete e spero non lo abbiate trovato noioso – perché mi sembrava necessario inserire questo romanzo nel quadro delle ingiustizie che Marvel ha subito anche dopo la morte da parte del mondo editoriale e di un ex-marito che non ha mai riconosciuto il suo talento. Per lui Marvel era solo “una bella ragazza”, la regina del Carnevale di Barranquilla.

Il romanzo è ambientato nella Barranquilla di metà Novecento, una città che vorrebbe essere cosmopolita e abbracciare la modernità ma che non riesce a cambiare la sua struttura profonda, fatta di provincialismo, classismo e razzismo, dove la religione viene usata come strumento per giudicare e condannare.

L’opera è divisa in tre parti, per un motivo semplice e anche tragico: Marvel aveva pensato che, se fosse morta prima di finirla, almeno si potevano pubblicare le parti in maniera separata. Ciascuna delle tre parti è dedicata a una storia familiare, in cui al centro c’è una figura femminile: Dora che subisce senza reagire i maltrattamenti fisici e psicologici inflitti dal marito, convinta che non ci sia soluzione e che l’unica resistenza possibile sia l’inerzia infinita e silenziosa.

Catalina parte da una posizione sconveniente: è figlia naturale di Divina Arriaga, una donna ricca, colta e sessualmente libera. Questa è una colpa che Catalina deve espiare attraverso una lunga serie di umiliazioni da parte del marito psichiatra, che usa le sue conoscenze sulla natura umana per manipolare gli altri. Catalina, però, è istruita e scopre il potere salvifico della parola, usandola per trovare il punto debole di lui, indebolirlo e infine annientarlo. Ovviamente, la società non le permette una tale libertà di iniziativa, quindi lei è destinata a rimanere isolata dal gruppo sociale a cui appartiene dalla nascita.

Infine Beatriz, che tra tutte loro è quella che ha assimilato di più i principi morali e religiosi che le sono stati imposti dalla nascita, ma i suoi turbamenti emotivi e sessuali la portano ad adottare una condotta masochista, che coincide alla perfezione con le tendenze sadiche dell’uomo che sposa. Ottenere il piacere tramite la violenza permette a Beatriz di liberarsi dalla responsabilità di contribuire all’atto sessuale, il che – in base a quello che le hanno inculcato – sarebbe peccato.

Queste tre storie hanno come filo conduttore la voce narrante di Lina, amica e confidente delle protagoniste. Lina è un personaggio misterioso che racconta un po’ di sé solo nell’epilogo finale (ambientato a Parigi negli anni ’70, è forte perciò la somiglianza con Marvel) e che, all’inizio di ogni parte evoca le voci della nonna Jimena e delle zie Eloísa e Irene. Sono voci sagge, quasi delle pitonesse che intuiscono il destino delle protagoniste e, imitando il coro tipico del teatro greco, si rivolgono direttamente ai lettori per mostrare il destino di un’umanità maledetta, dove le donne hanno il finale peggiore.

Ogni parte del romanzo ha un andamento lineare nel racconto, ma suggerisce invece una struttura circolare nel mostrare come l’onore, la virilità, la vendetta e il dolore che la cultura patriarcale infligge alle famiglie tradizionali porti necessariamente a un finale tragico. Qualsiasi cosa facciano all’interno di questa struttura, i personaggi ripetono sempre gli stessi schemi in cui la violenza di genere è una costante, e non riescono a liberarsene, con conseguenze fatali. Gli uomini stessi, infatti, sono vittime di questa “patologia della virilità” e si perdono in una spirale di odio infinita.

Lo stile stesso di Marvel Moreno imita questa circolarità, con frasi eleganti e labirintiche che le permettono di costruire i profili dei personaggi con un linguaggio che si avvicina a quello cinematografico.

Il tema centrale, oltre alla violenza di genere, è la sessualità femminile vista secondo un’ottica psicanalitica. In un’intervista, Marvel Moreno disse:

Io penso che una persona non realizzi sé stessa se non ha realizzato la propria sessualità. Cioè – e questo è anche il pensiero di Freud e lo dice anche Reich – a partire dal momento in cui la persona s’impadronisce della propria sessualità può affermarsi nel mondo. Altrimenti, avrà sempre un carattere infantile e dipendente. Ed è questo che vuole il potere: il potere cerca di infantilizzare gli essere umani, facendoli sentire colpevoli per la loro sessualità, in modo che diventino tante pecore.

La sessualità e la libertà sono problemi che riguardano non solo le donne, ma anche gli uomini. La privazione della sessualità da parte del potere va contro la società; ci hanno sempre voluto ridurre così. Lottare per recuperarla è necessario per affermarci nel mondo.

Marvel Moreno, infatti, non si è mai dichiarata femminista né marxista. Non ha mai accettato etichette di nessun colore, conscia del disastro a cui conducono le ideologie e gli estremismi: le teorie evoluzionistiche hanno giustificato il dominio del più forte sul più debole, la psicanalisi classica pretende di spiegare le donne a partire dalla loro presunta invidia nei confronti del fallo, e il comunismo si è rivelato l’ennesima dittatura che annulla libertà e diritti.

Anche dal punto di vista letterario, riteneva che la letteratura non avesse sesso; è solo buona o cattiva. Per lei era semplicemente necessario che le donne raggiungessero il pieno esercizio della libertà di pensare, di fare e di godere, senza essere incastrate in trappole come la perfetta armonia coniugale, la maternità casta e pura o il ruolo di animale da riproduzione.

Nell’epilogo Lina, dal suo esilio parigino e ormai matura e conscia della catena di eventi che si è lasciata alle spalle, conclude amaramente:

Gli anni sono passati. Non sono tornata, e non credo che tornerò mai più a Barranquilla. Attorno a me nessuno ne conosce nemmeno il nome. Quando mi chiedono com’è, mi limito a rispondere che si trova lungo il fiume, molto vicino al mare.4

FUORI DAL BOOM

Nonostante Marvel Moreno in gioventù avesse passato tante ore a La Cueva in compagnia del Gruppo di Barranquilla, si allontanò ben presto dagli scrittori del Boom. Sia in Cent’anni di solitudine che In dicembre tornavano le brezze è evidente la rappresentazione della cultura patriarcale ma, mentre Marvel Moreno insiste sulle conseguenze negative di questa, García Márquez la considera parte della natura umana.

Le matriarche Úrsula Iguarán e Pilar Ternera si occupano dei bisogni materiali, sessuali e affettivi dei loro uomini mentre questi sono impegnati a viaggiare, inventare e sognare, e la voce narrante di García Márquez non mette mai in discussione quest’ordine. Marvel Moreno, invece, si oppone a queste figure di matriarche o donne eccentriche tipiche degli scrittori del Boom e prende le distanze dagli universi mitici di questi.

L’ironia è la sua cifra stilistica, e la usa per ridicolizzare i fascisti e i nazisti e il loro impatto con i costumi “immorali” del tropico, i presunti rivoluzionari che si nascondono sotto una patina demagogica per derubare il prossimo, il femminismo di etichetta (semplice pretesto per trasformare la libertà sessuale in consumismo), ma, soprattutto, si fa beffe delle classi alte di Barranquilla (a cui lei e la sua famiglia appartenevano), con il loro snobismo e il razzismo verso i meticci.

Tutto questo rende questo romanzo estremamente attuale, una radiografia ancora valida della società latino-americana (e non solo). È qui, secondo me, la spiegazione del perché Marvel Moreno è stata volutamente dimenticata.

PER APPROFONDIRE

La regista venezuelana Fina Torres nel 1985 ha adattato per il grande schermo il racconto Oriane, tía Oriane di Marvel Moreno. Il film Oriana ha vinto nello stesso anno il premio Caméra d’Or al Festival di Cannes. La storia racconta le vicende di María, nata e cresciuta in Colombia ed emigrata poi in Francia.

A un certo punto, però, la donna deve tornare in Colombia per gestire l’eredità della zia Oriana, morta dopo avere passato tutta la vita in un’enorme casa coloniale, immersa in una vegetazione lussureggiante. La casa è in rovina, e María vuole inizialmente venderla, ma rovistando tra ricordi e vecchi oggetti, la donna scopre alcuni segreti della zia. Potete vedere il film qui (in spagnolo e francese, con i sottotitoli in inglese).

Qui trovate invece un’interessante chiacchierata tra l’editor e scrittrice spagnola Luna Miguel e la Professoressa di letteratura dell’Universidad del Norte (Colombia) Mercedes Ortega. Si parla delle peripezie editoriali che hanno portato alla pubblicazione soltanto nel 2020 del romanzo El tiempo de las amazonas e dell’eredità letteraria e spirituale che ha lasciato Marvel Moreno a tutte le donne. Purtroppo la chiacchierata è solo in spagnolo, e questo mi offre la (triste) occasione per fare un appello:

Nel prologo (datato primavera 2020) all’edizione italiana di In dicembre tornavano le brezze, Fabio Rodríguez Amaya dice “quella latinoamericana è la letteratura più sconosciuta di tutte in Europa: è da dubitare che si siano tradotti più di quaranta o cinquanta autori”.

Questa è l’amara realtà, e temo che El tiempo de las amazonas non potrà mai essere letto e apprezzato da un pubblico italiano, vista la scarsissima promozione e diffusione che ha avuto In dicembre tornavano le brezze. La cosa mi addolora molto, perché la catena di ingiustizie che l’opera di Marvel Moreno ha subito sembra non avere mai fine. Purtroppo l’oblio è sempre il prezzo da pagare quando si denunciano temi scomodi per la società e per l’ordine vigente.

Io spero soltanto con quest’articolo e con il lavoro che faccio in questo piccolo blog di avervi trasmesso la mia passione e l’importanza che ha avuto per me scoprire la voce di Marvel Moreno. È stato un risveglio, una presa di coscienza. Spero che voi sentiate il desiderio di leggerla, e di ricercare con pazienza le sue opere sul web o nelle biblioteche (vi consiglio di recuperare anche la raccolta di racconti Qualcosa di brutto nella vita di una signora per bene, edita da Jaca Book nel 1997. Trovate una recensione qui).

Almeno noi, lettrici e lettori, possiamo riparare l’ingiustizia che per tutta la vita Marvel Moreno ha subito. Vi chiedo questa volta più che mai di farmi sentire la vostra voce nei commenti, o scrivendomi se vi va qui.

Un abrazo fuerte, vi auguro un mese di bellissime letture e ci risentiamo a fine giugno!

  1. Sul rapporto tra Marvel e sua madre esiste un aneddoto terribile: nel suo intento malato di controllare quella figlia bellissima e intelligente, la madre annotava ogni giorno in dei quaderni tutto ciò che Marvel era costretta a raccontarle: quello che aveva fatto, pensato, provato o desiderato. Alla morte della madre, Marvel non solo si rifiutò di leggere quei diari, ma li fece distruggere e su di lei scrisse “Mia madre era stata un inquisitore perfetto, ma non era preparata per l’amore”. Lo stesso tipo di controllo ossessivo compare nel romanzo In dicembre tornavano le brezze, esercitato dalla madre di Dora sulla figlia. ↩︎
  2. Traduzione mia, perché questo romanzo è uscito in Spagna nel 2020, edito da Penguin Random House, ma non è ancora stato tradotto in Italia. ↩︎
  3. Traduzione mia, in realtà lei ha usato un’espressione colombiana irresistibile,”pelà” – abbreviazione di “pelado” – cioè privo di peli, quindi ragazzino. ↩︎
  4. In dicembre tornavano le brezze, Marvel Moreno. Castelvecchi editore, pag. 380. ↩︎

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