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    28 Giugno 2024 / 4 Comments

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    By Rocío

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Dios mio lo grande que sos, no tengo palabras. Com Dios mio lo grande que sos, no tengo palabras.
Comunque abbiamo la stessa età, ma lui corre 90 minuti e fa due gol, e io mi sono buttata sul tappeto per festeggiare e ho sentito le ginocchia scricchiolare.... 🤦🏻‍♀️

Si soffre ogni partita e io rischio voce e infarti ogni volta, ma il calcio è la nostra religione e così lo viviamo noi argentini. Leo te amo para siempre, no te vayaaaas ❤️❤️❤️

Ok, da domani (forse) questo torna a essere un profilo serio che parla di letteratura 😂😂😂 (anche se il calcio è una cosa serissima, non scherziamo...)
37 gradi a Bologna 🥵. I mai più senza: telecomando 37 gradi a Bologna 🥵. I mai più senza: telecomando dell'aria condizionata (ma da accendere a scatti, perché poi quando arriva la bolletta c'è da piangere), litri di acqua, ciappo per capelli e pastiglie di liquirizia.
Ma teniamo botta, e sono al lavoro su una cosa bellissima che mi gasa molto e che farò insieme a @therealgrimaus.
Presto ve ne parlerò, non vedo l'ora! 

@rivistalafuga ❤️
È appena uscita una nuova recensione sul blog (lin È appena uscita una nuova recensione sul blog (link in bio ☝️)! E stavolta vi porto in Honduras 🇭🇳 

Forse vi risuonerà il racconto più breve del mondo: “Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì”, ma ne conoscete l’autore? 

Oggi non è più molto noto, forse viene citato in qualche libro scolastico, ma di certo Augusto Monterroso è un autore soltanto in apparenza semplice. 

Calvino disse che avrebbe voluto mettere insieme una collezione di racconti di una sola riga, ma che non ne aveva trovato nessuno che superasse quelli di Monterroso.
Roberto Bolaño lo inserì ne "I detective selvaggi", nel personaggio di Pancracio Montesol. Gabriel García Márquez disse che i racconti di Monterroso vanno letti “con le mani in alto”, perché la loro pericolosità sta nell’apparente mancanza di serietà. Carlos Fuentes disse di lui «ciò che a noi richiedeva cento pagine, a lui bastava una frase».

Di certo, Augusto Monterroso fu un uomo che lottò contro le dittature per tutta la sua vita e fu costretto all’esilio più volte; per questo a un certo punto, dopo tanto penare, decise di trasferire il suo impegno politico in letteratura, adottando come arma un’ironia tenera e malinconica che scaturiva più da un lucido disincanto che dalla volontà di colpire qualcuno. Era il suo modo di affrontare la vita e di non soccombere di fronte a un mondo completamente irrazionale e disumanizzato.

Amava le piccole cose, i dettagli insignificanti che svelano tutta la fragilità umana, e forgiò una scrittura che era una perfetta combinazione di levità e profondità. Non si curava del mercato e della fama letteraria, cambiava pelle da un libro all’altro e diceva «non mi piace ripetermi. Personalmente, penso che uno non dovrebbe mai trovare una formula».

Leggetelo, abbiamo davvero tanto bisogno di uno sguardo così lucido su noi stessi. Nonostante "Opere complete (e altri racconti)" sia un libro del 1959, sembra che per certe cose umane il tempo (purtroppo) non sia mai passato.

L'editore è @occameditore e la traduzione è di @arpaiab
C'è un libro che è uscito un paio di mesi fa ed è C'è un libro che è uscito un paio di mesi fa ed è passato in sordina. 

Parlare di guerre del '900, soprattutto di guerre avvenute in terre così remote e lontane dai luoghi dove "avvengono le cose importanti", poteva sembrare anacronistico e poco interessante fino a qualche mese fa. E invece, leggere saggi sulle guerre del passato ci fa capire dolorosamente come, ancora oggi, le guerre si facciano seguendo sempre gli stessi schemi: una crisi sociale e politica che si vuole "depistare" facendo scoppiare qualcosa di ancora più grosso per distrarre le masse, mancanza di visione e tanta confusione nel pianificare le mosse (Trump, sto parlando di te), deliberata ignoranza e cinismo di fronte alla sofferenza di chi subisce queste decisioni.

Questo succede oggi tra Iran e Stati Uniti, ma è successo anche nel 1983 durante la guerra delle Malvinas. Qui faccio una confessione: per me questo è un argomento delicato e non riesco a non essere di parte. La retorica nazionalista e patriottica della dittatura militare di Videla forse ha toccato anche me: non riesco a non chiamarle Malvinas e a non pensare che appartengano legittimamente all'Argentina, vista la posizione geografica. Tutti noi argentini cresciamo con l'idea dell'ingiustizia subita da parte degli inglesi, e pensiamo che Maradona con "la mano de Dios" nell'86 ci abbia un po' vendicati. È un pensiero infantile, lo so, ma il patriottismo ha molto di infantile. 

Moltissimi diciottenni che a malapena sapevano sparare sono stati mandati a morire dai militari per distrarre le masse dalla strage di giovani militanti di sinistra, la vera guerra che stavano portando avanti silenziosamente in Argentina.

Questo libro, scritto dai giornalisti Giancarlo Feliziani e Paolo Argentini e pubblicato da Il Millimetro editore, racconta la storia del giornalista brasiliano Ricardo Pereira. Inviato in quelle isole battute dal vento, trova il diario di un giovane soldato, Adrián Oscar Sachetto, che scriveva tra quelle pagine giorno dopo giorno la paura, la fame e la solitudine che provava.

Inizia una storia (vera) in cui Pereira cerca di sapere che fine abbia fatto quel soldato. Lo scoprirà 40 anni dopo.

#ilmillimetroedizioni
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