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    28 Maggio 2024 / No Comments

    Marvel Moreno è stata per me una folgorazione. Puoi essere nata donna ed essere più o meno consapevole di chi sei, ma quando t’imbatti nelle sue pagine sei come risucchiata in una sorta di rito di iniziazione. Ti sembra di…

    By Rocío

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“Allora gli dissi quello che aveva continuato a gi “Allora gli dissi quello che aveva continuato a girarmi per la testa. Belano, gli dissi, il nocciolo della questione è sapere se il male (o il delitto o il crimine o come vuole chiamarlo) è casuale o causale. Se è causale possiamo lottare contro di lui, è difficile da sconfiggere ma c'è una possibilità, più o meno come fra due pugili dello stesso peso. Se è casuale, al contrario, siamo fregati. Che Dio, se esiste, abbia pietà di noi. È a questo che si riduce tutto”. 
Roberto Bolaño, "I detective selvaggi", traduzione di @ilidecarmignani, @adelphiedizioni. 

Buon compleanno, querido Roberto, ovunque tu sia. Chissà cosa penseresti del nostro mondo di oggi. Probabilmente diresti che è una "tormenta de mierda".
Stasera alle 21 sono ospite di @paolazoppi nel suo Stasera alle 21 sono ospite di @paolazoppi nel suo profilo Instagram insieme ad @alicerifelli di @edicola_ed
Scaldiamo i motori in vista del Salone e parliamo di due libri molto belli: "Storia della mia lingua" di Claudia Aplabaza (che mi era piaciuto molto e di cui vi avevo parlato qualche numero fa della newsletter Sudestada, link in bio 👆) pubblicato da  Edicola, e io in particolare vi racconterò "Geografia della lingua" di Andrea Jeftanovic, edito da @granvia_edizioni.
Andiamo in Cile quindi, con due scrittrici da approfondire e a cui appassionarsi! 🇨🇱

Vi aspettiamo! ❤️
Di Sara Gallardo vi avevo parlato qualche mese fa Di Sara Gallardo vi avevo parlato qualche mese fa nella puntata del podcast "Fuori dal gioco" (link in bio 👆). Per me, le donne come lei, anticonformiste e pioniere del linguaggio e di un nuovo modo di intendere la letteratura, hanno un fascino irresistibile.

Questo è l'ultimo romanzo che Sara scrisse nel 1979, dopo tanti anni in cui aveva smesso di scrivere. Dopo la morte del marito, il poeta Héctor Murena, diceva che "El duende" della scrittura l'aveva abbandonata.
E meno male! Perché "La rosa nel vento" sembra scritto invece in un momento davvero ispirato.

In quest'opera ibrida, selvaggiamente moderna, Sara Gallardo ci porta in una Patagonia mitica, ventosa e arida. Il romanzo si compone di vari capitoli che sono come racconti attraversati dal punto di vista di ognuno dei protagonisti. Ognuno ha la propria prosa, ricrea il proprio ambiente e tono, ma tutti loro hanno qualcosa di bestiale e disperato nella ricerca del proprio cammino.

Alla fine, “la verità sta nei ricordi interstiziali” e il nostro destino è volare via come i petali di una rosa nel vento, ma ciò che conta – sembra dirci Sara Gallardo – è farlo con la libertà con cui si muovono i suoi personaggi e con cui anche lei scrive questo romanzo, fatto di una prosa originale e priva di qualsiasi linearità e cronologia.

È diverso da "Gennaio", diverso da "I levrieri, I levrieri", perché Sara Gallardo sapeva reinventarsi sempre ed è impossibile da incasellare.

"La rosa nel vento" esce oggi per @granvia_edizioni con la traduzione di @_sara_papini_.

È sempre una gioia quando una scrittrice dimenticata lo è un po' di meno ❤️
📩 Nuova puntata della newsletter Sudestada (link i 📩 Nuova puntata della newsletter Sudestada (link in bio 👆)! Come al solito, andiamo alla ricerca di storie sepolte e personaggi dimenticati, spesso femminili. Probabilmente conoscerete “Operazione massacro”, opera spartiacque che ha creato un nuovo modo di fare giornalismo fondendolo alla letteratura. Questo succedeva in Argentina nel 1957, ben otto anni prima di “A sangue freddo” di Truman Capote.

Forse saprete che l’autore di quest’opera è Rodolfo Walsh, coraggioso giornalista che denunciò i militari e per questo è ancora oggi un desaparecido.

Una sera d'estate, mentre beveva birra e giocava a scacchi in un bar di La Plata, Rodolfo Walsh si sentí sussurrare: "il fucilato è ancora vivo". La storia lo incuriosì subito, e si ritrovò a indagare su una fucilazione illegale compiuta dai militari nel 1956 ai danni di un gruppo di presunti militanti di sinistra. Presunti, perché in realtà erano per lo più semplici civili, che si erano riuniti in un appartamento per guardare un incontro di boxe! Dei dodici uomini messi di fronte al plotone, sette erano miracolosamente sopravvissuti.

Iniziarono mesi di indagini, interviste, stanchezza e paura di essere scoperto. Un perfetto sconosciuto ventinovenne stava denunciando il terrorismo di Stato, il primo germe del male che sarebbe esploso negli anni '70 con Videla e i desaparecidos. 

Ma forse non sapete che Rodolfo Walsh non fece tutto da solo: accanto a lui ci fu la collega Enriqueta Muñiz.

Spagnola, redattrice da Hachette, 22 anni. Lui le dedicò il libro, ma oggi è stata dimenticata, come tante giornaliste pionere di questo mestiere.

Senza di lei, però, “Operazione massacro” semplicemente non esisterebbe.

Nella foto, la mia edizione del 2017 pubblicata da @lanuovafrontiera con la traduzione di Elena Rolla. 
Quest'anno il libro è stato ripubblicato da @edizionisur con la traduzione di @arpaiab.

Avete mai letto "Operazione massacro"? ❤️
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