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    “Notte a Caracas” di Karina Sainz Borgo

    20 Dicembre 2025 / No Comments

    VI PIACERÀ SE Se vi piacciono le storie forti e drammatiche, tratte dalla vita reale, e non vi spaventano le scene crude e la violenza. Se, al di là di ciò che dicono i telegiornali e la geopolitica, volete capire…

    By Rocío

claveldelaire_it

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🇨🇴 La quinta puntata del podcast che rende omaggio 🇨🇴 La quinta puntata del podcast che rende omaggio ai silenti paladini dell'anticonformismo è dedicata ad Andrés Caicedo, il Rimbaud colombiano, uno scrittore convinto che vivere più di 25 anni non abbia senso perché significa ripetersi, perché dopo i 25 anni si perde la capacità di stupirsi.

E così fece: il 4 marzo del 1977, giorno in cui avrebbe compiuto i fatidici 25 anni, Andrés Caicedo se ne andò ingerendo 60 pastiglie di Seconal.

Se ne andò dopo aver lasciato il suo unico romanzo, un libro diventato di culto per tutta la generazione dei giovani nutritisi di controcultura: "Viva la musica!", edito in Italia da @edizionisur con la traduzione di Raul Schenardi.

Alla fine del romanzo, Andrés affida alla voce della sua protagonista, la biondissima María Del Carmen Huerta, una sorta di manifesto nichilista giovanile:

"Non lasciarti mai né definire né incasellare. [...] Non diventare mai una persona seria. Fai del non essere riflessivo e dell'essere contraddittorio la tua norma di condotta. Armati dei sogni per non perdere la capacità di vedere".

Questa vampiresca discesa agli inferi della notte di Cali non vi lascerà indifferenti, ne sono certa. Nell'ultima foto, la mia copia, vecchia, sottolineata e consumata (Sur ha ristampato il romanzo nel 2022 con una nuova copertina). Ad Andrés sarebbe piaciuta.

Trovate tutte le puntate di "Fuori dal gioco" su Spotify (link in bio) 👆 ❤️
🎬 Quanti film esistono in un film? Questa è la do 🎬 Quanti film esistono in un film?

Questa è la domanda che il regista messicano Alejandro González Iñárritu si è posto nel marzo del 2018, quando ha scoperto che tutto il girato scartato in fase di montaggio del suo film d'esordio, il mitico "Amores perros", era stato conservato all’Universidad Nacional Autónoma de México.

La cosa sorprendente è che, per arrivare ai 4500 metri di pellicola 35 mm che compongono le due ore e trentaquattro minuti di "Amores Perros" , ne furono tagliati oltre 300 chilometri, rimasti sul pavimento della sala di montaggio! 

Venticinque anni dopo, in occasione dell’anniversario del film che lo ha lanciato, il regista racconta: "Ho sentito il dovere di riscoprire e riesplorare questi frammenti abbandonati, con la loro grana e i fantasmi di celluloide che contengono. Spogliata di ogni narrazione, questa installazione non è un omaggio, ma una resurrezione: un invito a percepire ciò che non è mai stato. È come incontrare un vecchio amico che non abbiamo mai visto prima”. 

📽️ Fino al 25 febbraio, alla @fondazioneprada
di Milano, si può visitare "Sueño perro", un'immersione in questi fotogrammi perduti, in cui vi sembrerà di entrare davvero in un sogno di celluloide.

Al piano di sopra, troverete una seconda piccola mostra che illustra il contesto storico e politico in cui si colloca il film, raccontato dallo scrittore messicano Juan Villoro attraverso una serie di bellissime fotografie: nel 2000, dopo 71 anni al potere, il Partido Revolucionario Institucional aveva perso le elezioni presidenziali e il paese si preparava finalmente ad avere una democrazia. Nonostante questa speranza, però, la realtà messicana si presentava ancora come un panorama fatto di disuguaglianze, corruzione e violenza.

"Amores perros", attraverso la sua struttura corale, ricostruisce proprio questa situazione, e ci mostra una Città del Messico che ribolle di rabbia e passione.

Se siete nostalgici dell'analogico come me, amerete gli enormi proiettori Kinoton, il rumore della pellicola che sfreccia tra gli ingranaggi e quella polvere, magica, che volteggia dentro il raggio di luce. ❤️
Ultima puntata, un po' esistenzialista, un po' men Ultima puntata, un po' esistenzialista, un po' menefreghista, di Sudestada per questo 2025 (link in bio 👆).

Vi parlo di un romanzo in apparenza respingente, criptico, a tratti ripetitivo ma, se lo avessi mollato, mi sarei persa una delle più affascinanti avventure letterarie che io abbia mai avuto:
"Glossa" di Juan José Saer, edito da @lanuovafrontiera e tradotto (impresa davvero eroica) da @ginamaneri.

Buon anno, vi auguro un po' di leggerezza e di voglia di lasciare andare il superfluo e il pesante.
In fondo, che importa, direbbe Saer.
Dal 23 dicembre in edicola trovate un'edizione di Dal 23 dicembre in edicola trovate un'edizione di @internazionale Storie dedicato al Messico, con una serie di bellissimi racconti selezionati da Guadalupe Nettel e scritti da alcune delle voci più originali e interessanti della letteratura messicana, dalle più note anche in Italia – come Fernanda Melchor e Cristina Rivera Garza – agli autori per noi ancora sconosciuti come Yuri Herrera e Yael Weiss, alle "vecchie" conoscenze come Laia Jufresa, Julián Herbert, Clyo Mendoza e Juan Pablo Villalobos. 

Nell'editoriale, Guadalupe Nettel dice:

«Amare un mostro – perfino il più malvagio, perfino il più brutto – è possibile, e quando succede non lo si ama a metà, ma alla follia. Il Messico è decisamente un mostro. È feroce, è incommensurabile, può essere repulsivo o di una bellezza sfolgorante».

Ognuno dei dieci racconti costituisce un collage eloquente di questo paese immenso e complesso, sviscerando temi come la violenza del desiderio, la disuguaglianza sociale, la crisi climatica e le dinamiche di potere.

Le traduzioni in italiano sono affidate a @giulia_zavagna, @sara.cavarero, Andrea Sparacino, Federica Nicola, @monicarbedana e Sara Bani.

Ogni racconto è accompagnato da illustrazioni coloratissime e molto calzanti, insomma, questo numero speciale di Internazionale Storie è proprio da avere secondo me ❤️
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